mercoledì 25 febbraio 2015

Intervista a ENRICO CHIESA

L'impresa di giovedì sul campo del Tottenham fa tornare alla mente un'altra grande serata di calcio: l'avversario era l'Arsenal di Bergkamp, lo stadio il mitico Wembley e la competizione la Champions League edizione 1999/00. La Fiorentina allenata da Trapattoni e trascinata da Gabriel Omar Batistuta sconfisse i 'Gunners' uno a zero e raggiunse un'incredibile qualificazione. Per ricordare la poesia di quella straordinaria notte, parlare della bella Fiorentina vista a White Hart Lane e analizzare la gara di ritorno al Franchi, il Brivido Sportivo ha intervistato uno dei protagonisti di quella memorabile serata, l'ex grande bomber viola Enrico Chiesa.

Chiesa, cosa ricorda di quella grande partita contro l'Arsenal?
«Sono passati molti anni ma ho ancora viva nella mente l'impresa di quella notte. Avevamo soltanto un risultato, dovevamo vincere per qualificarci alla fase successiva di Champions League. All'andata contro gli inglesi avevamo pareggiato senza segnare, quindi non bastava difenderci. Ricordo perfettamente il fantastico gol segnato da Batistuta, Toldo che nel finale salvò il risultato con una parata incredibile, la squadra che lottò su ogni pallone per novanta minuti. E' una di quelle partite che si ricordano per tutta la vita. Giocare in stadi come Wembley e affrontare i top club europei è qualcosa di straordinario, c'è un'atmosfera incredibile e le emozioni sono fortissime. In quella notte di fine ottobre scrivemmo un piccolo pezzo della storia della Fiorentina...Indimenticabile!».

Come ha visto la Fiorentina contro il Tottenham?
«E' stata una bella partita, tirata ed emozionante. Ho visto la squadra di Montella un po' in sofferenza nella prima parte di gara, ma poi si è ripresa ed ha cominciato a macinare gioco. E' un risultato molto importante in vista del ritorno, una bella impresa. Oltre alla positività del risultato, mi hanno colpito molto le qualità di Salah e la facilità con la quale il marocchino si è inserito nei meccanismi di gioco della Fiorentina».

Secondo lei ci sono delle somiglianze tra la partita di White Hart Lane e quella di Wembley del '99?
«Ci sono delle analogie, per esempio la difficoltà di affrontare le squadre inglesi, che fanno di intensità e fisicità le loro armi principali. Sia noi contro l'Arsenal che i viola lo scorso giovedì abbiamo sofferto, ma siamo riusciti a reagire mostrando grande carattere. Le differenze credo siano due: Innanzitutto, i 'Gunners' erano fortissimi, molto superiori al Tottenham di oggi, basti pensare a Vieira, Petit, Overmars, Bergkamp... Inoltre, noi subimmo molto di più il gioco e l'irruenza degli avversari rispetto a quanto fatto dai gigliati la scorsa settimana. Ricordo che per una parte di gara giocai terzino, con il solo Batistuta davanti. Fu una partita nella quale ci sacrificammo tantissimo».

Dopo l'1-1 in trasferta, quante possibilità ha la Fiorentina di passare il turno secondo lei?
«Alla luce del risultato dell'andata credo che i viola abbiano molte possibilità di passare il turno. Partono favoriti, ma dovranno stare attenti...».

Quali sono gli errori da non commettere?
«Chiudersi e difendere lo zero a zero sarebbe un errore imperdonabile. Il Tottenham verrà a Firenze per attaccare, vincere e dimostrare la loro superiorità. La Fiorentina non dovrà farsi sorprendere dalla grinta degli inglesi, dovrà tenere il pallino del gioco e sfruttare le occasioni che certamente gli avversari concederanno. In fase difensiva gli 'Spurs' non sono impeccabili, i ragazzi di Montella dovranno essere cinici sotto porta».

A proposito di difesa, come ha visto la retroguardia viola giovedì? Nella gara di ritorno giocherebbe nuovamente con la difesa a tre o a quattro?
«La difesa ha traballato un po' sotto i colpi di Soldado e compagni, ma soltanto per una ventina di minuti, dopodiché ha retto bene. Per quanto riguarda la partita del Franchi, molto dipenderà dalla sistemazione tattica degli avversari e da quanti giocatori offensivi Pochettino deciderà di mettere in campo. Personalmente credo che la difesa a 4, in questo tipo di partite, dia maggiori garanzie».

Superare l'ostacolo Tottenham significherebbe candidarsi seriamente alla vittoria finale?
«Gli inglesi sono certamente una delle squadre più attrezzate per vincere questa edizione dell'Europa League, quindi credo che passare il turno sarebbe un'incredibile iniezione di fiducia per la Fiorentina e una grande dimostrazione di forza. La vittoria finale è un obiettivo alla portata di questa squadra. Detto questo, però, molto dipenderà dalle formazioni che passeranno il turno: Napoli e Roma, qualora accedessero agli ottavi, sarebbero delle serie contendenti».

mercoledì 11 febbraio 2015

Intervista a ROBERTO GALBIATI

Nella prossima giornata di Serie A si affronteranno al Mapei Stadium Sassuolo e Fiorentina, gara che vedrà di fronte due grandi amici come Di Francesco e Montella ma non solo. Tra le fila dei neroverdi non soltanto i più in vista Zaza e Berardi, ma anche un calciatore che con il club di Giorgio Squinzi ha fatto la storia, Francesco Magnanelli. Il centrocampista umbro è il capitano della squadra ma anche il giocatore con il più alto numero di presenze, ben 337. Un record assoluto, se si pensa che il secondo in questa classifica è staccato di oltre cento lunghezze.
Magnanelli è anche una vecchia conoscenza del club dei Della Valle, essendo approdato a Firenze nella stagione 2003/2004, senza però scendere in campo con la prima squadra. Per saperne di più su di lui, il Brivido Sportivo ha contattato Roberto Galbiati, che in quegli anni era vice-allenatore dei gigliati e che ha potuto vedere da vicino il recordman del Sassuolo.

Galbiati, che ricordo ha di Francesco Magnanelli?«Ho un ricordo molto positivo di Francesco, perché già a Firenze era un buon giocatore, dotato di ottime qualità e sicuramente adatto a giocare a buoni livelli. Arrivò dal Chievo non ancora ventenne, ma era considerato da molti uno dei più promettenti giovani centrocampisti italiani. Anche a livello umano lo ricordo con piacere, si è fin da subito dimostrato un ragazzo tranquillo, con la testa sulle spalle e con una discreta personalità, in campo e fuori».


Che tipo di giocatore è?«E' un giocatore con una buona tecnica individuale, non velocissimo ma che sa farsi rispettare in mezzo al campo. Non trova con molta facilità la via del gol, ma è un calciatore che può stare bene in Serie A».


Secondo lei cosa ha trovato al Sassuolo che non ha trovato altrove?«Magnanelli ha girato diverse squadre nel corso della carriera e se milita nelle fila del Sassuolo da dieci anni significa che in Emilia-Romagna ha trovato qualcosa di speciale. Credo sia entrato in una società seria e solida, che ha creduto in lui e lo ha apprezzato per quelle che sono le sue qualità. In una medio-piccola dimensione ha evidentemente trovato tranquillità e serenità, fattori importantissimi per la crescita di un calciatore».


Pensa che potrà chiudere la carriera al Sassuolo?«Nel calcio moderno non è per niente facile stare tanti anni in una squadra, i calciatori sono affascinati dal denaro e dal prestigio di altri club, ma credo che questo non sia il caso di Francesco. Ritengo molto probabile la sua permanenza al Sassuolo fino al termine della carriera. Credo sia un desiderio anche della società: dopo tanti anni e molte "battaglie" con quella maglia, credo la proprietà vorrà ricompensare in qualche modo l'uomo, prima ancora che il calciatore. Penso che dopo il ritiro ci sarà un ruolo dirigenziale in società».


Avrebbe mai immaginato che potesse diventare una delle poche bandiere rimaste nel nostro calcio?«Effettivamente non sono molti i giocatori che da cosi tanti anni militano nello stesso club. Nessuno poteva immaginarlo. Ritengo sia una grande soddisfazione per lui tagliare il traguardo dei dieci anni nel Sassuolo, dopo una cavalcata attraverso le serie inferiori. Nella società di Squinzi si è trovato bene e a mio parere restare cosi a lungo è stata una scelta giusta, cambiare per stare peggio non ha alcun senso».