Magnanelli è anche una vecchia conoscenza del club dei Della Valle, essendo approdato a Firenze nella stagione 2003/2004, senza però scendere in campo con la prima squadra. Per saperne di più su di lui, il Brivido Sportivo ha contattato Roberto Galbiati, che in quegli anni era vice-allenatore dei gigliati e che ha potuto vedere da vicino il recordman del Sassuolo.
Galbiati, che ricordo ha di Francesco Magnanelli?«Ho un ricordo molto positivo di Francesco, perché già a Firenze era un buon giocatore, dotato di ottime qualità e sicuramente adatto a giocare a buoni livelli. Arrivò dal Chievo non ancora ventenne, ma era considerato da molti uno dei più promettenti giovani centrocampisti italiani. Anche a livello umano lo ricordo con piacere, si è fin da subito dimostrato un ragazzo tranquillo, con la testa sulle spalle e con una discreta personalità, in campo e fuori».
Che tipo di giocatore è?«E' un giocatore con una buona tecnica individuale, non velocissimo ma che sa farsi rispettare in mezzo al campo. Non trova con molta facilità la via del gol, ma è un calciatore che può stare bene in Serie A».

Secondo lei cosa ha trovato al Sassuolo che non ha trovato altrove?«Magnanelli ha girato diverse squadre nel corso della carriera e se milita nelle fila del Sassuolo da dieci anni significa che in Emilia-Romagna ha trovato qualcosa di speciale. Credo sia entrato in una società seria e solida, che ha creduto in lui e lo ha apprezzato per quelle che sono le sue qualità. In una medio-piccola dimensione ha evidentemente trovato tranquillità e serenità, fattori importantissimi per la crescita di un calciatore».
Pensa che potrà chiudere la carriera al Sassuolo?«Nel calcio moderno non è per niente facile stare tanti anni in una squadra, i calciatori sono affascinati dal denaro e dal prestigio di altri club, ma credo che questo non sia il caso di Francesco. Ritengo molto probabile la sua permanenza al Sassuolo fino al termine della carriera. Credo sia un desiderio anche della società: dopo tanti anni e molte "battaglie" con quella maglia, credo la proprietà vorrà ricompensare in qualche modo l'uomo, prima ancora che il calciatore. Penso che dopo il ritiro ci sarà un ruolo dirigenziale in società».
Avrebbe mai immaginato che potesse diventare una delle poche bandiere rimaste nel nostro calcio?«Effettivamente non sono molti i giocatori che da cosi tanti anni militano nello stesso club. Nessuno poteva immaginarlo. Ritengo sia una grande soddisfazione per lui tagliare il traguardo dei dieci anni nel Sassuolo, dopo una cavalcata attraverso le serie inferiori. Nella società di Squinzi si è trovato bene e a mio parere restare cosi a lungo è stata una scelta giusta, cambiare per stare peggio non ha alcun senso».

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