mercoledì 10 dicembre 2014

Intervista a FRANCESCO BAIANO

Nonostante la qualificazione al turno successivo e il primato nel girone di Europa League siano stati già conquistati, la Fiorentina scenderà in campo giovedi sera contro la Dinamo Minsk per centrare l'ennesima vitoria di un percorso europeo sin qui quasi perfetto. 
Per scoprire obiettivi e possibili insidie per squadra di Montella, il Brivido Sportivo ha intervistato il neo allenatore dello Scandicci, Francesco Baiano.  

Baiano, come procede l'avventura con lo Scandicci? Quali aspettative ha?
«Ho iniziato questa nuova avventura con grande voglia ed entusiasmo. Tutto l'ambiente possiede lo spirito giusto ed ho grandi aspettative nei confronti dei miei ragazzi e della società. Ci sono i presupposti per fare molto bene. Sono portato a dare sempre il massimo in tutto ciò che faccio, quindi anche allo Scandicci non voglio soltanto partecipare».

Passando alla Fiorentina, come ha visto fino ad ora i viola in Europa League?
«La Fiorentina sta facendo un cammino splendido per quel che riguarda la competizione europea. Non è mai facile vincere le partite in Europa, e la squadra di Montella a mio avviso merita un grande plauso per la personalità dimostrata».

Giovedi i viola disputeranno l'ultima partita del girone, poi ci saranno i sorteggi. Quali sono i pericoli maggiori?
«Ci sono diverse squadre con le potenzialità per andare avanti in Europa, ma credo che i pericoli maggiori provengano dalla Champions League. Squadre come Siviglia o Tottenham sono forti, ma la Fiorentina può giocarsela tranquillamente. Dalla Champions potrebbero scendere delle vere e proprie macchine da guerra, per esempio il Manchester City, che sono assolutamente da evitare per non rischiare di uscire dalla competizione».

Secondo lei i tifosi gigliati farebbero bene a reputare possibile la vittoria finale?  
«E' giusto che la Fiorentina non si ponga limiti: può arrivare in fondo al torneo! Per far ciò è necessario il rientro di giocatori importanti e un pizzico di fortuna. I viola hanno dimostrato fin qui di poter fare grandi cose, di saper andare su campi difficili e mantenere la propria identità di gioco. E questo è un aspetto molto importante per una squadra con grandi ambizioni».

Cosa manca alla Fiorentina per vincere un trofeo?
«Credo che a questo gruppo non manchi niente per vincere. Dobbiamo essere consapevoli che i giocatori non sono delle macchine, possono avere dei periodi più o meno lunghi di flessione, di scarsa lucidità fisica e mentale. E' successo a Borja Valero, a Gonzalo Rodriguez...può capitare anche ai più grandi. Se i top player viola sono al 100%, sono in grado di mettere in difficoltà chiunque».

Non manca neanche Rossi?
«Giuseppe è un giocatore strepitoso, un ragazzo dotato di grande forza d'animo e umiltà, prima ancora di un talento infinito. Credo che Rossi sia il giocatore più determinante di questa squadra, più importante anche di Gomez e Cuadrado. E questo perché l'italo-americano è capace di fare tutto: sa far gol, sa mettere i compagni davanti al portiere, sa dribblare...è un attaccante completo. Con Pepito in campo, le possibilità di vittoria si alzano notevolmente».

Restando all'attacco, come ha visto Gomez nelle ultime apparizioni?
«Gomez non è al massimo della condizione fisica, si vede. E' un giocatore dotato di un fisico imponente, ed ha bisogno di tempo per ritrovare la forma migliore. Con il gol a Cagliari credo che si sia sbloccato, ma rimane ancora in una fase di poca brillantezza. L'attaccante vive di gol, e il tedesco purtroppo è stato più infortunato che in campo. E' normale che adesso non riesca a dimostrare a pieno le sue potenzialità. Stiamo parlando di un bomber che ha segnato ovunque, vedrete che tornerà quello di un tempo e sarà decisivo per vincere le partite. Anche in Europa League».

venerdì 5 dicembre 2014

Intervista a KURT HAMRIN

A Firenze da sempre rappresenta la madre di tutte le partite, il match che vale una stagione. Ovviamente stiamo parlando di Fiorentina-Juventus. Ogni anno i tifosi di fede viola aspettano con impazienza l'arrivo dei bianconeri, animati dal desiderio di sconfiggere quella che nella storia del calcio italiano è stata spesso la squadra da battere. Il Brivido Sportivo ne parla con un grande bomber viola del passato, Kurt Hamrin.


Hamrin, che Fiorentina ha visto fino a questo momento?
«In questo primo scorcio di stagione ho visto una Fiorentina dalle due facce: in campionato la squadra ha mostrato tutti i suoi limiti e spesso è andata in difficoltà; in Europa League invece ha mostrato personalità, continuità e voglia di vincere le partite».

Cosa si aspetta da Fiorentina-Juventus?
«In questa città non è mai una partita come le altre. Temo però che stavolta sarà a senso unico: la Juventus è una corazzata, non ha punti deboli e sembra, almeno sulla carta, destinata a vincere il match. D'altro canto, però, anche lo scorso anno le due squadre si presentavano allo stesso modo...e sappiamo come è andata a finire».

Lo scorso anno la partita fu decisa da uno straordinario Rossi. Quest'anno quale sarà secondo lei il giocatore decisivo?
«In assenza dell'italo-americano, l'unico in grado di rompere gli equilibri è senza dubbio Cuadrado. Il colombiano fino ad ora ha reso meno di ciò che ci si aspettava. Quando un giocatore sa dribblare, crossare e tirare come lui, deve decidere le partite. Non ci sono molti calciatori con le sue qualità. Potrebbe essere proprio lui a decidere la partita del Franchi».

Quale potrebbe essere a suo parere l'arma vincente per battere i bianconeri?
«Restare concentrati per novanta minuti e sperare in un errore degli avversari. La bellezza di questo sport sta proprio nel fatto che ci possono essere clamorose sorprese. Battere la Juventus è difficilissimo, ma non è impossibile».

Lei ha vissuto da protagonista molti Fiorentina-Juventus: potrebbe sceglierne uno?
«Dovessi sceglierne uno, direi quello del 1960. La partita terminò 1-0 per i viola. Lo ricordo con estremo piacere perché segnai il gol che valse la vittoria».

Lei che è stato un grande attaccante, che giudizio ha di Mario Gomez? 
«Il tedesco ha bisogno di giocare e di ritrovare fiducia. Nelle ultime due partite è stato molto sfortunato, ma si è mosso molto meglio rispetto al passato. Non dimentichiamoci che è un giocatore che ha segnato con il Bayern Monaco, con lo Stoccarda e con la Nazionale, non può aver scordato come si fa. Sono sicuro che appena si sbloccherà potrà fare molto molto bene. Sarà davvero utile nel prosieguo della stagione».

Che idea si è fatto invece di Babacar?
«E' un ragazzo davvero interessante e che ha mostrato segnali di crescita molto incoraggianti. E' ancora molto giovane e quindi non si possono fare previsione troppo lontane nel tempo, ma credo che potrà avere una bella carriera. Potrebbe essere il futuro della Fiorentina».

C'è un giocatore che l'ha stupita in questo inizio di stagione?
«Direi Neto: ha fatto dei passi da gigante e sta dimostrando partita dopo partita di essere un grande portiere. In pochi credevano in lui lo scorso anno, ma il brasiliano sta ripagando sul campo società e allenatore».

Intervista ad ALESSANDRO BARETTI

Un anno dopo il 4-2 firmato Rossi, è ancora Fiorentina contro Juventus. I bianconeri viaggiano in campionato ad un ritmo pazzesco. Ciò nonostante, i tifosi viola chiedono un'altra grande impresa alla loro squadra. Abbiamo chiesto che significato ha questo match e cosa dobbiamo aspettarci sul campo del Franchi al figlio dell'ex presidente della Fiorentina Pier Cesare Baretti, il giornalista Alessandro Baretti.

Baretti, quale rapporto la lega a Firenze e alla Fiorentina?
«Sono cresciuto a Torino ma mio padre mi ha trasmesso la passione per la Fiorentina. Ricordo perfettamente quando da bambino telefonava a casa e mi raccontava le vicende dei viola: acquisti, cessioni, vittorie e sconfitte. Non è facile descrivere ciò che provo per Firenze: mi è servito un po' di tempo per affezionarmi alla città, ma poi mi sono legato in modo fortissimo. Ho impresso nella mente un bellissimo striscione, dopo la morte di mio padre, che recitava: "Ciao Pier Cesare, senza di te saremo più soli". E in quel momento mi sono legato emotivamente alla gente di Firenze».

Quindi cosa rappresenta per lei Fiorentina-Juventus?
«Non può assolutamente essere una partita come le altre, non lo è mai stata e mai lo sarà: da piccolo simpatizzavo per i bianconeri, poi mi sono avvicinato alla squadra gigliata e non ho mai smesso di seguirla. La Juventus rappresenta la mia città e il mio lavoro; la Fiorentina invece un momento molto importante della mia infanzia».

Che partita si aspetta quest'anno?
«Mi aspetto una partita molto tirata e combattuta. La Fiorentina parte sfavorita perché la squadra di Allegri è davvero molto forte. Inoltre i viola si sono mostrati un po' in difficoltà in questo avvio di stagione: l'assenza di Rossi, la condizione di Gomez, le prestazioni non troppo esaltanti di Gonzalo e Cuadrado. Detto questo, però, ci sono tutti gli ingredienti per assistere ad una grandissima partita».

C'è una partita tra viola e bianconeri che ricorda con maggiore emozione?
«Quella dello scorso anno, è stata incredibile: Rossi ha messo a segno una tripletta e la Fiorentina ha vinto una partita che dopo il primo tempo tutti davano per chiusa. E' stato un match che sintetizza benissimo la bellezza di questo sport: niente è scontato, anche i traguardi più duri possono essere raggiunti con determinazione, passione e un pizzico di fortuna».

Proprio ricordando quella partita, Rossi quest'anno non ci sarà. Chi sarà decisivo secondo lei?
«Vedo Gomez un po' in ritardo di condizione, quindi dico Cuadrado. Il colombiano è un calciatore capace di spaccare le partite e se incappa in una giornata di grazia può fare la differenza contro chiunque. In attesa di Pepito, è il fuoriclasse di questa Fiorentina».

C'è una partita dei viola che suo padre ricordava con particolare piacere?
«Senza dubbio Napoli-Fiorentina del maggio 1987. La Fiorentina rispose al gol degli azzurri con una punizione di Baggio. Era il Napoli di Maradona e quell'anno vinse il tricolore. Al gol dei viola, mio padre, solitamente calmo e tranquillo, dette un calcio al seggiolino del San Paolo rompendolo. Si è sempre vergognato di quel gesto cosi impulsivo, ma l'emozione fu davvero enorme».

Intervista ad ALDO AGROPPI

La Fiorentina targata Montella è chiamata a ripetere la straordinaria impresa dello scorso anno: battere i campioni d'Italia sul campo dell'Artemio Franchi. Rossi purtroppo non sarà della partita, ma Mario Gomez cercherà in ogni modo di non far pesare troppo l'assenza del campione italo-americano. Serve continuità, sostiene Aldo Agroppi, per altro ex allenatore dei viola, ma con il miglior Cuadrado la strada potrà essere meno impervia. Anche se alla Fiorentina, dice, mancano i bomber.

Agroppi, come ha visto la Fiorentina fino a questo momento?
«In questi primi mesi di stagione ho visto una Fiorentina molto altalenante, incapace di dare continuità ad alcune buone prove». 

Come se lo spiega?
«Secondo me è dovuto al fatto che mancano i giocatori decisivi. Per vincere in questo sport occorre far gol e alla Fiorentina stanno mancando i goleador. Le assenze di Rossi e Gomez avrebbero messo in difficoltà qualunque squadra, anche la più forte».

Quindi non sente di dover muovere nessuna critica a Montella?
«Assolutamente no! Da quando è a Firenze Montella ha dimostrato di essere un buonissimo tecnico, ma la verità è che sono i grandissimi calciatori a rendere vincenti gli allenatori. A mio parere non ha sbagliato quasi niente».

Se fosse l'allenatore della Fiorentina, quali armi utilizzerebbe per battere i bianconeri?
«La Juventus è fortissima e non ha punti deboli, quindi per batterla occorrerà una grandissima prestazione atletica, una squadra molto corta e pronta a colpire in contropiede. Serviranno molta attenzione tattica, cinismo davanti alla porta, cattiveria agonistica e anche un pizzico di fortuna. Tutte cose che fino a questo momento sono quasi sempre mancate alla Fiorentina».

Secondo lei questa Fiorentina sarà in grado di strappare i tre punti ai campioni d'Italia?
«Spero vivamente che la Fiorentina batta la Juventus, perché so cosa significa questa partita per i tifosi gigliati, ma temo sarà molto difficile. Servirà una sorta di miracolo sportivo, perché la squadra di Allegri è la più forte d'Italia. I viola dovranno sperare in un momento di scarsa concentrazione, in errori individuali. Un po' come successe lo scorso anno...».

Lo scorso anno Rossi fu decisivo. Quest'anno chi lo sarà secondo lei?
«Non giriamoci intorno, Rossi è un grandissimo attaccante ed è forse l'unico in grado di fare la differenza in attacco. Mancando lui, toccherà a Gomez trovare la via del gol».

E Babacar?
«Babacar è molto giovane e promette di crescere molto bene, ma al momento non lo vedo pronto per reggere sulle spalle il peso dell'attacco viola. Uno come Rossi avrebbe garantito dai quindici ai venti gol, il senegalese ancora no».

Oltre a Gomez, i viola si affideranno a Cuadrado. Cosa pensa del colombiano?
«Cuadrado è molto forte, ha un grande dribbling e se è in giornata può creare disagi alla difesa della Juventus, ma non è un goleador. Alla squadra di Montella mancano i bomber».

Gomez sta tornando al massimo della forma e Rossi dovrebbe tornare in campo tra qualche mese. Dove può arrivare la Fiorentina con questi due recuperi?
«Al momento, come detto, non vedo a disposizione del mister calciatori decisivi e quindi ogni obiettivo è difficilmente raggiungibile. Con Rossi e Gomez in campo, invece, Montella avrebbe a disposizione un potenziale offensivo incredibile. Non è facile fare previsioni, perché ci sono molti fattori che condizionano il rendimento in una stagione, ma è certo che con il completo recupero di due giocatori della loro caratura, i viola farebbero un bel salto di qualità e potrebbero puntare anche alla Champions League».