mercoledì 10 dicembre 2014

Intervista a FRANCESCO BAIANO

Nonostante la qualificazione al turno successivo e il primato nel girone di Europa League siano stati già conquistati, la Fiorentina scenderà in campo giovedi sera contro la Dinamo Minsk per centrare l'ennesima vitoria di un percorso europeo sin qui quasi perfetto. 
Per scoprire obiettivi e possibili insidie per squadra di Montella, il Brivido Sportivo ha intervistato il neo allenatore dello Scandicci, Francesco Baiano.  

Baiano, come procede l'avventura con lo Scandicci? Quali aspettative ha?
«Ho iniziato questa nuova avventura con grande voglia ed entusiasmo. Tutto l'ambiente possiede lo spirito giusto ed ho grandi aspettative nei confronti dei miei ragazzi e della società. Ci sono i presupposti per fare molto bene. Sono portato a dare sempre il massimo in tutto ciò che faccio, quindi anche allo Scandicci non voglio soltanto partecipare».

Passando alla Fiorentina, come ha visto fino ad ora i viola in Europa League?
«La Fiorentina sta facendo un cammino splendido per quel che riguarda la competizione europea. Non è mai facile vincere le partite in Europa, e la squadra di Montella a mio avviso merita un grande plauso per la personalità dimostrata».

Giovedi i viola disputeranno l'ultima partita del girone, poi ci saranno i sorteggi. Quali sono i pericoli maggiori?
«Ci sono diverse squadre con le potenzialità per andare avanti in Europa, ma credo che i pericoli maggiori provengano dalla Champions League. Squadre come Siviglia o Tottenham sono forti, ma la Fiorentina può giocarsela tranquillamente. Dalla Champions potrebbero scendere delle vere e proprie macchine da guerra, per esempio il Manchester City, che sono assolutamente da evitare per non rischiare di uscire dalla competizione».

Secondo lei i tifosi gigliati farebbero bene a reputare possibile la vittoria finale?  
«E' giusto che la Fiorentina non si ponga limiti: può arrivare in fondo al torneo! Per far ciò è necessario il rientro di giocatori importanti e un pizzico di fortuna. I viola hanno dimostrato fin qui di poter fare grandi cose, di saper andare su campi difficili e mantenere la propria identità di gioco. E questo è un aspetto molto importante per una squadra con grandi ambizioni».

Cosa manca alla Fiorentina per vincere un trofeo?
«Credo che a questo gruppo non manchi niente per vincere. Dobbiamo essere consapevoli che i giocatori non sono delle macchine, possono avere dei periodi più o meno lunghi di flessione, di scarsa lucidità fisica e mentale. E' successo a Borja Valero, a Gonzalo Rodriguez...può capitare anche ai più grandi. Se i top player viola sono al 100%, sono in grado di mettere in difficoltà chiunque».

Non manca neanche Rossi?
«Giuseppe è un giocatore strepitoso, un ragazzo dotato di grande forza d'animo e umiltà, prima ancora di un talento infinito. Credo che Rossi sia il giocatore più determinante di questa squadra, più importante anche di Gomez e Cuadrado. E questo perché l'italo-americano è capace di fare tutto: sa far gol, sa mettere i compagni davanti al portiere, sa dribblare...è un attaccante completo. Con Pepito in campo, le possibilità di vittoria si alzano notevolmente».

Restando all'attacco, come ha visto Gomez nelle ultime apparizioni?
«Gomez non è al massimo della condizione fisica, si vede. E' un giocatore dotato di un fisico imponente, ed ha bisogno di tempo per ritrovare la forma migliore. Con il gol a Cagliari credo che si sia sbloccato, ma rimane ancora in una fase di poca brillantezza. L'attaccante vive di gol, e il tedesco purtroppo è stato più infortunato che in campo. E' normale che adesso non riesca a dimostrare a pieno le sue potenzialità. Stiamo parlando di un bomber che ha segnato ovunque, vedrete che tornerà quello di un tempo e sarà decisivo per vincere le partite. Anche in Europa League».

venerdì 5 dicembre 2014

Intervista a KURT HAMRIN

A Firenze da sempre rappresenta la madre di tutte le partite, il match che vale una stagione. Ovviamente stiamo parlando di Fiorentina-Juventus. Ogni anno i tifosi di fede viola aspettano con impazienza l'arrivo dei bianconeri, animati dal desiderio di sconfiggere quella che nella storia del calcio italiano è stata spesso la squadra da battere. Il Brivido Sportivo ne parla con un grande bomber viola del passato, Kurt Hamrin.


Hamrin, che Fiorentina ha visto fino a questo momento?
«In questo primo scorcio di stagione ho visto una Fiorentina dalle due facce: in campionato la squadra ha mostrato tutti i suoi limiti e spesso è andata in difficoltà; in Europa League invece ha mostrato personalità, continuità e voglia di vincere le partite».

Cosa si aspetta da Fiorentina-Juventus?
«In questa città non è mai una partita come le altre. Temo però che stavolta sarà a senso unico: la Juventus è una corazzata, non ha punti deboli e sembra, almeno sulla carta, destinata a vincere il match. D'altro canto, però, anche lo scorso anno le due squadre si presentavano allo stesso modo...e sappiamo come è andata a finire».

Lo scorso anno la partita fu decisa da uno straordinario Rossi. Quest'anno quale sarà secondo lei il giocatore decisivo?
«In assenza dell'italo-americano, l'unico in grado di rompere gli equilibri è senza dubbio Cuadrado. Il colombiano fino ad ora ha reso meno di ciò che ci si aspettava. Quando un giocatore sa dribblare, crossare e tirare come lui, deve decidere le partite. Non ci sono molti calciatori con le sue qualità. Potrebbe essere proprio lui a decidere la partita del Franchi».

Quale potrebbe essere a suo parere l'arma vincente per battere i bianconeri?
«Restare concentrati per novanta minuti e sperare in un errore degli avversari. La bellezza di questo sport sta proprio nel fatto che ci possono essere clamorose sorprese. Battere la Juventus è difficilissimo, ma non è impossibile».

Lei ha vissuto da protagonista molti Fiorentina-Juventus: potrebbe sceglierne uno?
«Dovessi sceglierne uno, direi quello del 1960. La partita terminò 1-0 per i viola. Lo ricordo con estremo piacere perché segnai il gol che valse la vittoria».

Lei che è stato un grande attaccante, che giudizio ha di Mario Gomez? 
«Il tedesco ha bisogno di giocare e di ritrovare fiducia. Nelle ultime due partite è stato molto sfortunato, ma si è mosso molto meglio rispetto al passato. Non dimentichiamoci che è un giocatore che ha segnato con il Bayern Monaco, con lo Stoccarda e con la Nazionale, non può aver scordato come si fa. Sono sicuro che appena si sbloccherà potrà fare molto molto bene. Sarà davvero utile nel prosieguo della stagione».

Che idea si è fatto invece di Babacar?
«E' un ragazzo davvero interessante e che ha mostrato segnali di crescita molto incoraggianti. E' ancora molto giovane e quindi non si possono fare previsione troppo lontane nel tempo, ma credo che potrà avere una bella carriera. Potrebbe essere il futuro della Fiorentina».

C'è un giocatore che l'ha stupita in questo inizio di stagione?
«Direi Neto: ha fatto dei passi da gigante e sta dimostrando partita dopo partita di essere un grande portiere. In pochi credevano in lui lo scorso anno, ma il brasiliano sta ripagando sul campo società e allenatore».

Intervista ad ALESSANDRO BARETTI

Un anno dopo il 4-2 firmato Rossi, è ancora Fiorentina contro Juventus. I bianconeri viaggiano in campionato ad un ritmo pazzesco. Ciò nonostante, i tifosi viola chiedono un'altra grande impresa alla loro squadra. Abbiamo chiesto che significato ha questo match e cosa dobbiamo aspettarci sul campo del Franchi al figlio dell'ex presidente della Fiorentina Pier Cesare Baretti, il giornalista Alessandro Baretti.

Baretti, quale rapporto la lega a Firenze e alla Fiorentina?
«Sono cresciuto a Torino ma mio padre mi ha trasmesso la passione per la Fiorentina. Ricordo perfettamente quando da bambino telefonava a casa e mi raccontava le vicende dei viola: acquisti, cessioni, vittorie e sconfitte. Non è facile descrivere ciò che provo per Firenze: mi è servito un po' di tempo per affezionarmi alla città, ma poi mi sono legato in modo fortissimo. Ho impresso nella mente un bellissimo striscione, dopo la morte di mio padre, che recitava: "Ciao Pier Cesare, senza di te saremo più soli". E in quel momento mi sono legato emotivamente alla gente di Firenze».

Quindi cosa rappresenta per lei Fiorentina-Juventus?
«Non può assolutamente essere una partita come le altre, non lo è mai stata e mai lo sarà: da piccolo simpatizzavo per i bianconeri, poi mi sono avvicinato alla squadra gigliata e non ho mai smesso di seguirla. La Juventus rappresenta la mia città e il mio lavoro; la Fiorentina invece un momento molto importante della mia infanzia».

Che partita si aspetta quest'anno?
«Mi aspetto una partita molto tirata e combattuta. La Fiorentina parte sfavorita perché la squadra di Allegri è davvero molto forte. Inoltre i viola si sono mostrati un po' in difficoltà in questo avvio di stagione: l'assenza di Rossi, la condizione di Gomez, le prestazioni non troppo esaltanti di Gonzalo e Cuadrado. Detto questo, però, ci sono tutti gli ingredienti per assistere ad una grandissima partita».

C'è una partita tra viola e bianconeri che ricorda con maggiore emozione?
«Quella dello scorso anno, è stata incredibile: Rossi ha messo a segno una tripletta e la Fiorentina ha vinto una partita che dopo il primo tempo tutti davano per chiusa. E' stato un match che sintetizza benissimo la bellezza di questo sport: niente è scontato, anche i traguardi più duri possono essere raggiunti con determinazione, passione e un pizzico di fortuna».

Proprio ricordando quella partita, Rossi quest'anno non ci sarà. Chi sarà decisivo secondo lei?
«Vedo Gomez un po' in ritardo di condizione, quindi dico Cuadrado. Il colombiano è un calciatore capace di spaccare le partite e se incappa in una giornata di grazia può fare la differenza contro chiunque. In attesa di Pepito, è il fuoriclasse di questa Fiorentina».

C'è una partita dei viola che suo padre ricordava con particolare piacere?
«Senza dubbio Napoli-Fiorentina del maggio 1987. La Fiorentina rispose al gol degli azzurri con una punizione di Baggio. Era il Napoli di Maradona e quell'anno vinse il tricolore. Al gol dei viola, mio padre, solitamente calmo e tranquillo, dette un calcio al seggiolino del San Paolo rompendolo. Si è sempre vergognato di quel gesto cosi impulsivo, ma l'emozione fu davvero enorme».

Intervista ad ALDO AGROPPI

La Fiorentina targata Montella è chiamata a ripetere la straordinaria impresa dello scorso anno: battere i campioni d'Italia sul campo dell'Artemio Franchi. Rossi purtroppo non sarà della partita, ma Mario Gomez cercherà in ogni modo di non far pesare troppo l'assenza del campione italo-americano. Serve continuità, sostiene Aldo Agroppi, per altro ex allenatore dei viola, ma con il miglior Cuadrado la strada potrà essere meno impervia. Anche se alla Fiorentina, dice, mancano i bomber.

Agroppi, come ha visto la Fiorentina fino a questo momento?
«In questi primi mesi di stagione ho visto una Fiorentina molto altalenante, incapace di dare continuità ad alcune buone prove». 

Come se lo spiega?
«Secondo me è dovuto al fatto che mancano i giocatori decisivi. Per vincere in questo sport occorre far gol e alla Fiorentina stanno mancando i goleador. Le assenze di Rossi e Gomez avrebbero messo in difficoltà qualunque squadra, anche la più forte».

Quindi non sente di dover muovere nessuna critica a Montella?
«Assolutamente no! Da quando è a Firenze Montella ha dimostrato di essere un buonissimo tecnico, ma la verità è che sono i grandissimi calciatori a rendere vincenti gli allenatori. A mio parere non ha sbagliato quasi niente».

Se fosse l'allenatore della Fiorentina, quali armi utilizzerebbe per battere i bianconeri?
«La Juventus è fortissima e non ha punti deboli, quindi per batterla occorrerà una grandissima prestazione atletica, una squadra molto corta e pronta a colpire in contropiede. Serviranno molta attenzione tattica, cinismo davanti alla porta, cattiveria agonistica e anche un pizzico di fortuna. Tutte cose che fino a questo momento sono quasi sempre mancate alla Fiorentina».

Secondo lei questa Fiorentina sarà in grado di strappare i tre punti ai campioni d'Italia?
«Spero vivamente che la Fiorentina batta la Juventus, perché so cosa significa questa partita per i tifosi gigliati, ma temo sarà molto difficile. Servirà una sorta di miracolo sportivo, perché la squadra di Allegri è la più forte d'Italia. I viola dovranno sperare in un momento di scarsa concentrazione, in errori individuali. Un po' come successe lo scorso anno...».

Lo scorso anno Rossi fu decisivo. Quest'anno chi lo sarà secondo lei?
«Non giriamoci intorno, Rossi è un grandissimo attaccante ed è forse l'unico in grado di fare la differenza in attacco. Mancando lui, toccherà a Gomez trovare la via del gol».

E Babacar?
«Babacar è molto giovane e promette di crescere molto bene, ma al momento non lo vedo pronto per reggere sulle spalle il peso dell'attacco viola. Uno come Rossi avrebbe garantito dai quindici ai venti gol, il senegalese ancora no».

Oltre a Gomez, i viola si affideranno a Cuadrado. Cosa pensa del colombiano?
«Cuadrado è molto forte, ha un grande dribbling e se è in giornata può creare disagi alla difesa della Juventus, ma non è un goleador. Alla squadra di Montella mancano i bomber».

Gomez sta tornando al massimo della forma e Rossi dovrebbe tornare in campo tra qualche mese. Dove può arrivare la Fiorentina con questi due recuperi?
«Al momento, come detto, non vedo a disposizione del mister calciatori decisivi e quindi ogni obiettivo è difficilmente raggiungibile. Con Rossi e Gomez in campo, invece, Montella avrebbe a disposizione un potenziale offensivo incredibile. Non è facile fare previsioni, perché ci sono molti fattori che condizionano il rendimento in una stagione, ma è certo che con il completo recupero di due giocatori della loro caratura, i viola farebbero un bel salto di qualità e potrebbero puntare anche alla Champions League».

mercoledì 12 novembre 2014

Intervista a FURIO VALCAREGGI

I tifosi fiorentini avrebbero voluto vendicare sul campo la cocente sconfitta dello scorso 3 maggio nella Finale di Coppa Italia, ma purtroppo non è stato cosi: Il Napoli si è confermato ancora una volta una bestia nera per i ragazzi di Montella, sembrati confusi e privi della giusta determinazione per buona parte della gara. Per la Fiorentina il ruolino di marcia in campionato è disastroso e la corsa al terzo posto si fa sempre più in salita. Per avere una opinione sulla partita e sulle ambizioni dei gigliati alla luce della sconfitta contro i partenopei, il Brivido Sportivo ha intervistato l'agente Fifa Furio Valcareggi.

Furio Valcareggi, come ha visto la Fiorentina contro il Napoli?
«La partita di domenica scorsa non è iniziata bene, abbiamo gettato al vento il primo tempo e lasciato il campo al Napoli. Nel secondo tempo ho visto una Fiorentina molto più determinata, che ha messo in difficoltà gli avversari. Credo che un pareggio sarebbe stato più giusto, anche considerando che il gol di Higuain è venuto da un errore di Tomovic e che Gomez nel finale di gara ha colpito una traversa clamorosa. Non siamo affatto inferiori al Napoli».

Cosa pensa delle scelte operate da Montella?
«Credo che diversi giocatori siano fuori condizione e che questo determini alcune scelte del tecnico. L'unica cosa che non ho capito è stata l'esclusione di Pizarro. Se il cileno sta bene, deve essere sempre titolare. Nessuno sa far girare il pallone e dare ritmo alla squadra come lui». 

Fino ad ora sono soprattutto i "senatori" ad aver tradito le aspettative. Perché secondo lei?
«Nonostante sia nel calcio da tanti anni non so spiegarmi il perché giocatori come Cuadrado, Borja Valero e Gonzalo Rodriguez stiano rendendo meno di quelle che sono le loro potenzialità. Forse è soltanto questione di un momento negativo. Al di là delle prestazioni, fossi Montella darei sempre la maglia da titolare a tutti e tre».

In città serpeggia pessimismo, alcuni parlano di ciclo finito. Lei cosa ne pensa?
«Ciclo finito? Ma di cosa stiamo parlando? Montella è un bravissimo allenatore, ci sono grandi giocatori, la proprietà è forte e vedrete che la Fiorentina supererà questo momento e tornerà a vincere e divertire. E non parlatemi di ambizioni ridimensionate, perché gli obiettivi dei viola sono sempre gli stessi: il terzo posto è più lontano, è vero, ma è ancora alla portata di questa squadra. Adesso è necessario invertire immediatamente la tendenza, fare quadrato intorno al gruppo e ritrovare serenità...tutto il resto verrà da sé. Non piangiamoci addosso, la corsa alla Champions League è ancora una cosa a due tra Fiorentina e Napoli». 

Prima ha citato la traversa di Mario Gomez. Una battuta sul tedesco?
«Gomez è definitivamente tornato. Già in Europa League contro il Paok mi era sembrato in crescita dal punto di vista fisico. Con il Napoli è stata una conferma: il colpo di testa di domenica è da grandissimo campione».

domenica 9 novembre 2014

Intervista a GIANNI DI MARZIO

Le due squadre che si affronteranno allo Stadio Artemio Franchi nell'undicesima giornata del campionato di Serie A sono accomunate dalle grandi ambizioni e da un mercato estivo che è sotto il giudizio critico dei tifosi. Per avere un parere su come si sono mosse Fiorentina e Napoli, il Brivido Sportivo ha intervistato il consulente di mercato Gianni Di Marzio.

Di Marzio, come valuta il mercato estivo della Fiorentina?
«Il mercato dei viola non può essere considerato negativo: sono arrivati buonissimi giocatori e si è deciso di puntare su giovani talenti molto interessanti. Purtroppo per la Fiorentina è stato un mercato ad handicap, perché nessuno poteva immaginare che Rossi e Gomez si sarebbero infortunati nuovamente e sarebbero rimasti lontano dal campo cosi a lungo.
Secondo me Pradé, Macia e la società hanno lavorato molto bene, darei un 7,5 al loro operato. 
I nuovi arrivati hanno bisogno di un po' di tempo per ambientarsi ed entrare nei meccanismi della squadra, quindi spetterei la fine dell'anno solare per valutarli.
La Fiorentina ha acquistato anche giocatori che erano infortunati, e questi sono sempre delle scommesse. Certe volte peschi il jolly e il giocatore ritorna in campo in poco tempo e al massimo della condizione, certe altre invece i tempi sono lunghi e il calciatore non dà ciò che ci si aspettava. E' una vera e propria lotteria».

Il mercato del Napoli, invece, le è piaciuto?
«Il Napoli a mio modo di vedere ha fatto un mercato estivo peggiore di quello della Fiorentina. Innanzitutto perché le ambizioni delle due squadre erano un po' differenti, in quanto i partenopei puntavano allo Scudetto, e poi perché dovevano affrontare un preliminare di Champions League che valeva circa venticinque milioni. La squadra di Benitez doveva assolutamente rinforzarsi. Invece non lo ha fatto, ha perso la Champions League e non è in grado di competere in campionato con Juventus e Roma».

Secondo lei alla Fiorentina manca qualcosa per essere competitiva ai massimi livelli nelle tre competizioni? Se si, che cosa?
«Alla Fiorentina mancano soltanto Rossi e Gomez. Con loro in campo i viola sono fortissimi, completi e incutono timore agli avversari. Senza di loro, invece, manca quella incisività che soltanto i campioni sanno dare. Babacar e Bernardeschi sono molto bravi, ma ancora non possono essere i titolari di una squadra con grandi ambizioni. Quindi a gennaio, nel caso i responsi su Pepito non fossero positivi, la Fiorentina dovrà tornare sul mercato e acquistare un grande attaccante».

E al Napoli manca qualcosa?
«Il Napoli ha il problema opposto: ha un attacco devastante, ma a centrocampo mancano giocatori di qualità. Quindi i dirigenti partenopei dovranno migliorare la mediana e rinforzare gli esterni bassi, che sono fondamentali nel gioco di Benitez».

mercoledì 5 novembre 2014

Intervista a MARIO BERETTA

La Fiorentina versione europea guida il girone a punteggio pieno, vincendo e convincendo. Nonostante il passaggio del turno sia praticamente blindato, grazie ai cinque punti di vantaggio sulla seconda, mantenere il primato è fondamentale per evitare di incontrare squadre retrocesse dalla Champions League. Per la squadra di Montella sarà quindi necessario affrontare la partita contro il Paok di Salonicco con attenzione e determinazione. Il Brivido Sportivo nell'occasione ha chiesto a Mario Beretta – ex allenatore di Siena, Brescia, Torino e Parma – un parere sulla partita e sugli obiettivi dei viola.


Mario Beretta, che partita si aspetta contro il Paok?
«Mi aspetto una partita sulla falsa riga della gara di due settimane fa: la Fiorentina avrà maggior possesso palla, dimostrando un maggior tasso tecnico rispetto agli avversari, e cercherà di imporre la propria forza. All'andata i viola sono stati molto bravi, perché il campo del Paok è ostico e molte squadre finiscono per perderci punti. E' una partita più importante di quel che si pensa: i tre punti consoliderebbero il primato nel girone, inoltre vincere aiuta a vincere...anche in ottica campionato».

Quali potrebbero essere le insidie per i viola?
«In Europa nessuna partita è semplice. Il Paok ha diversi giocatori interessanti e con un buon bagaglio di esperienza internazionale, quindi non è affatto una partita scontata. 
Credo che le insidie maggiori potrebbero arrivare dall'approccio alla gara: la consapevolezza di essere più forti dell'avversario e il fatto che tra qualche giorno a Firenze arriverà il Napoli, potrebbero indurre qualche giocatore a commettere degli errori oppure a «staccare la spina» prima del triplice fischio dell'arbitro. Nelle competizioni europee l'aspetto mentale è fondamentale».

Come ha visto la Fiorentina in Europa League fino a questo momento?
«La Fiorentina sta facendo un ottimo percorso in Europa, potremmo dire perfetto se consideriamo le tre vittorie in tre gare. Al momento guida il girone a punteggio pieno e ci sono i presupposti per continuare a fare benissimo. Potrebbe addirittura passare il turno vincendo tutte le gare».

Dove può arrivare secondo lei la squadra di Montella in Europa?
«Credo sia sbagliato domandarsi adesso dove può arrivare questa squadra nella competizione europea: la Fiorentina è molto forte, ha dei giocatori tecnicamente validissimi e può fare davvero grandi cose. Nella valutazione delle probabilità di vittoria finale ci sono tanti fattori che entrano in gioco, ad esempio le squadre che retrocederanno dalla Champions League  – che saranno indubbiamente quella da battere  – e il completo recupero di giocatori importanti come Rossi e Gomez. Non è mai facile vincere una coppa europea, ma la Fiorentina potrebbe anche riuscire in questa impresa. Se guardiamo la rosa a disposizione di Montella ci accorgiamo di quanta qualità ci sia nelle fila dei viola. Una squadra che può vantare giocatori come Rossi, Gomez, Cuadrado, Borja Valero, Gonzalo Rodriguez ecc...può battere chiunque».

mercoledì 29 ottobre 2014

Intervista ad ABEL BALBO

La nona giornata del campionato di Serie A vedrà tra le varie partite in programma anche la sfida tra Fiorentina e Udinese di scena al Franchi. Una sfida che ha spesso regalato gol ed emozioni grazie alla vocazione offensiva di entrambe le squadre e alla presenza di giocatori di classe e talento.
Il Brivido Sportivo nell'occasione ha intervistato un noto e importante doppio ex, Abel Balbo.


Balbo, come arrivano le due squadre a questa gara?
«Credo che entrambe stiano piuttosto bene dal punto di vista fisico. Psicologicamente, invece, l'Udinese ha una condizione migliore. La Fiorentina sta facendo un campionato leggermente sotto le aspettative, mentre i bianconeri sono partiti molto bene».

Che partita si aspetta? Chi è favorito secondo Lei?
«Questa sera mi aspetto una partita molto combattuta, con la Fiorentina che cercherà di imporre il proprio gioco e l'Udinese che proverà a colpire in contropiede. I bianconeri non dovranno farsi schiacciare troppo; I viola dovranno cercare di non sbilanciarsi eccessivamente in avanti. E' una gara aperta ad ogni risultato, principalmente perché la Fiorentina è una incognita: se i viola incappano in una giornata no, possono giocare male e perdere anche le partite sulla carta più semplici».

Quali potrebbero essere i giocatori decisivi?
«Non ho dubbi: Cuadrado e Di Natale. Il primo perché è il giocatore più forte e imprevedibile che ha la Fiorentina. Il secondo perché è l'unico in grado di far gol».

Questa sera si incroceranno anche due giovani allenatori come Montella e Stramaccioni. Che giudizio ha dei due?
«Come filosofia di gioco sono sicuramente un "montelliano". Mi piace tantissimo il modo di giocare della Fiorentina: un calcio offensivo, fatto di palleggio e qualità tecnica. Montella ha già dimostrato il suo valore, ha fatto vedere che è in grado di far giocare molto bene le sue squadre; Stramaccioni, invece, dopo la brutta esperienza all'Inter, deve ancora dimostrare tutto».

Lei che di attaccanti se ne intende, come vede la crescita di Babacar e Bernardeschi?
«Sono due giovani di grandissima prospettiva. Purtroppo per loro sono costretti a supplire all'assenza di Rossi e Gomez, ed è una responsabilità enorme. La società dovrà essere brava a proteggerli anche nel caso non facessero benissimo. Non sono ancora del tutto pronti, ma non ho dubbi che saranno il futuro della squadra gigliata».

Dove può arrivare la Fiorentina in campionato?
«Se me lo avessero chiesto alla fine di agosto, avrei risposto seconda o terza. Oggi, con le assenze dei due attaccanti titolari, credo che le ambizioni della squadra si siano un po' ridimensionate. Penso che al termine della stagione sarà in zona Europa League».

Un ricordo che le viene in mente quando ripensa al tempo trascorso a Firenze?
«Nel novembre del 1998 giocammo contro il Manchester United campione d'Europa in carica. I Red Devils sembravano davvero imbattibili. Invece riuscimmo a vincere 2 a 0 e ad "ammutolirli" con un gol di Batistuta e uno mio. E' un ricordo emozionante che mi porterò dentro per sempre».

E uno con la maglia dell'Udinese?
«La vittoria contro il Brescia nello spareggio per restare in Serie A. Anche in quella occasione segnai un gol».

Un'ultima domanda: Stasera per chi tiferà?
«Non posso scegliere tra Fiorentina e Udinese, sono state due tappe importantissime della mia carriera e in entrambe ho provato forti sentimenti. Spero vinca il migliore».

Intervista a FURIO VALCAREGGI

Con il successo nella bolgia Greca del PAOK Salonicco, la Fiorentina ha praticamente ipotecato il passaggio ai sedicesimi di finale di Europa League. C'è da mantenere il primato nel girone per evitare di incontrare subito qualche retrocessa di lusso dalla Champions, ma i presupposti per continuare a mantenere l'imbattibilità ci sono tutti. A prescindere dal campionato. Furio Valcareggi, agente FIFA, non nasconde la sua soddisfazione.


Valcareggi, come ha visto la Fiorentina giovedi sera a Salonicco?
«Non era affatto un match facile, gli avversari erano primi nel loro campionato e da tante partite non perdevano in casa. La Fiorentina ha mostrato personalità e voglia di riscattare la brutta prestazione contro la Lazio. Non è mai semplice vincere in campo europeo, vedi Inter e Napoli. Sono molto soddisfatto».

Cosa pensa del differente ruolino di marcia tenuto dai viola in Europa (3 vittorie su 3, 7 gol fatti e 0 subiti) e in campionato, dove invece ci sono state fino ad ora diverse défaillance?
«Non so spiegarmi la differenza di rendimento della squadra. In Europa forse ci sono squadre che giocano un calcio più congeniale alla Fiorentina. Alcuni parlano di pressioni sulla squadra, ma io non credo sia questo il problema: i nostri giocatori hanno esperienza internazionale, sanno gestire le situazioni e correre per obiettivi ambiziosi».

Anche alcuni singoli, in campionato deludenti, nella competizione europea "cambiano pelle". Ilicic è l'esempio che più balza agli occhi.
«Lasciamelo dire una volta per tutte: Ilicic è un grande giocatore, ha tantissima qualità. E' un calciatore molto pigro di testa, certe volte sembra assente. Giovedi sera, invece, l'ho visto molto bene, presente, reattivo. Dobbiamo aver fiducia in lui...».

Dove può arrivare la squadra di Montella in Europa League?
«La nostra Fiorentina può arrivare lontanissimo in tutte le competizioni. In campionato abbiamo come obiettivo il terzo posto; In Europa League siamo tra i favoriti alla vittoria finale. I fiorentini si fanno prendere dalla rabbia di un passo falso, lo capisco, ma abbiamo una squadra molto forte, che purtroppo qualche volta commette degli errori e perde dei punti per strada. Con l'organico al completo, siamo dietro solamente a Juventus e Roma».

A proposito dell'organico al completo, quanto è importante il ritorno di Giuseppe Rossi?
«Pepito è un campione, sarebbe importante in qualunque squadra d'Italia e d'Europa. Ho la sensazione che dovremo aspettare ancora un po' prima di rivederlo in campo con la maglia viola. Dobbiamo essere molto cauti con questo ragazzo, non dobbiamo aver fretta. Tornerà e segnerà un gol a partita, ne sono sicuro. Nel frattempo abbiamo giovani talenti, quindi viva Babacar e Bernardeschi».

mercoledì 8 gennaio 2014

Intervista a MARCO TARCHI

Quest'oggi ho il piacere e l'onore di intervistare il Professor Marco Tarchi, noto politologo italiano e docente presso la facoltà di Scienze Politiche Cesare Alfieri dell'Università di Firenze, dove attualmente insegna Scienza Politica, Comunicazione politica e Teoria politica. 

Cosa pensa delle larghe intese cosi come costruite in Italia? Sono utili al paese o funzionali solamente al mantenimento della poltrona e degli "accordicchi" di potere?
«Il concetto di “utili al paese” è largamente usato da politici e commentatori, in genere per attribuire questa utilità alle proprie azioni o intenzioni, ma è concettualmente debole. Questa pretesa utilità ognuno la misura sulla base dell’immagine che coltiva di un paese “migliore” o ben governato. Sulle larghe intese posso dire solo che non fanno che confermare come, oggi, i programmi annunciati in campagna elettorale abbiano scarso riscontro nelle realtà successive, perché partiti che proclamavano ad alta voce di voler procedere in direzioni opposte in realtà si accontentano senza troppa fatica di mediazioni con gli avversari che, per guadagnare voti, avevano proclamato inconciliabili».

Nuovo centrodestra di Alfano: lo vede una realtà davvero svincolata da Forza Italia oppure, secondo lei, è semplicemente un partito che ha assunto un nuovo nome ma che in sostanza è mosso dalla stessa persona?
«Non credo che sia una mossa tattica decisa da Berlusconi o in accordo con lui. È invece il frutto di dissensi da lungo covati e che dubito potranno facilmente assorbirsi. E, se Berlusconi non scomparirà dalla scena, mi pare una mossa azzardata e perdente per chi l’ha promossa».

Dopo la bocciatura del cosiddetto "porcellum", quale pensa sarà il sistema elettorale scelto dal Parlamento? Crede si tornerà al mattarellum oppure si passerà ad un proporzionale puro? Quale sarebbe la scelta auspicabile?
«Non sono un veggente, non so dirlo. Tutt’al più posso dire che, anche in presenza di eventuali – e improbabili – motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale che andassero in quella direzione, al proporzionale puro non si tornerà. Troppo forte è la retorica sulla governabilità che è stata spesa da due decenni a questa parte, e che presenta i sistemi maggioritari come ideali per consentire ai governi di durare. Il che, a mio parere, non significa consentir loro di operare bene, perché gli pseudo-partiti che beneficerebbero dell’una o dell’altra versione dell’uninominale continuerebbero ad essere divisi in correnti e fazioni che potrebbero combattersi come hanno fatto sinora, operando veti incrociati e condannando l’esecutivo all’immobilismo o a compromessi precari. Quale scelta auspicherei io? Un proporzionale davvero puro, perché la mia idea di democrazia implica il rispetto delle volontà – plurali – dell’elettorato, che è variegato. Come molti casi europei insegnano, non è affatto detto che un sistema proporzionale induca instabilità. Al contrario: se un partito sa di dover governare in coalizione, cercherà prima del voto di tessere solidi accordi programmatici con i possibili compagni di viaggio. Funziona in paesi in cui la democrazia è consolidata e più efficiente che da noi…».

Pensa che la cosa migliore per il bene degli italiani sia sistemare la legge elettorale e tornare subito al voto? Oppure vede preferibile proseguire con il governo Letta le altre riforme istituzionali e soltanto poi tornare alle urne?
«Dubito che il governo Letta potrà realizzare le riforme che annuncia. È debole e condizionato dall’interno e dall’esterno. Quindi preferirei il voto, con una decente legge elettorale».

Sono in molti quelli che vedono nel Presidente un ostacolo alla democrazia e alla Repubblica. Ritiene che Napolitano stia veramente superando quelle che sono le sue funzioni e i suoi compiti istituzionali?
«Sì, le ha ampiamente superate, attribuendosi un ruolo di promotore – ben più che di controllore – della politica che non gli apparterrebbe. Non arriverei però a definirlo “un ostacolo alla democrazia”. Ne condiziona l’esercizio esorbitando dalle sue attribuzioni. Il che non è la stessa cosa. Il problema è che i partiti e, soprattutto, il Parlamento glielo consentono».

La bocciatura del porcellum ha reso incostituzionale il Parlamento, rendendo incostituzionale anche l'elezione del Presidente della Repubblica? Se sì, cosa dovremmo fare?
«Non si può retrodatare l’effetto della sentenza della Corte Costituzionale. Resta il fatto che, essendo stato giudicato illegittimo il premio di maggioranza, bisognerebbe sciogliere subito le Camere, una volta cambiata o aggiustata la legge elettorale, e andare a votare».

Ormai da qualche anno in Europa possiamo contare sempre più partiti definiti populisti, ad esempio la Lega Nord e Grillo in Italia, il Fronte Nazionale di Marine Le Pen in Francia, Orban in Ungheria, Alba Dorata in Grecia ecc... Innanzitutto può spiegarci quali sono i caratteri distintivi di questi movimenti e partiti? Su quali argomentazioni e ideologie fanno leva?
«Non è possibile sintetizzare in poche righe quanto, su questo tema, è stato scritto da molti studiosi nell’arco degli ultimi vent’anni. Devo rimandare anche a quanto ho sostenuto io in vari articoli (alcuni dei quali sono reperibili su internet) e nel secondo capitolo del libro L’Italia populista. Sconsiglio però di fare d’ogni erba un fascio. Alba Dorata è un partito di estrema destra che usa anche alcune formule populiste. Orban è… un populista a metà. La definizione di una “famiglia” di partiti populisti è incerta ed oggetto di vivaci discussioni. Certamente un buon numero di formazioni di questo tipo esiste. Ognuna di esse, però, afferma di battersi per il proprio popolo, in genere disinteressandosi degli altri. Per questo, creare collegamenti stabili fra le varie formazioni nazionali è molto difficile».

Vede la possibilità di un boom di queste formazioni politiche alle prossime elezioni europee? E quali risvolti potrebbe avere eventualmente questo successo elettorale? Quali sono i pericoli che il populismo porta con sé? E com'è possibile contrastarlo?
«Io studio il populismo; non lo contrasto né lo sostengo. E, in questa prospettiva, non lo ritengo foriero di “pericoli”, ma di risposte – che, ovviamente, ognuno giudica come meglio crede – a problemi che sono stati trascurati dalle forze politiche tradizionali. Se nessuna di queste svolge una critica di taluni risvolti dell’immigrazione di massa, degli effetti della globalizzazione o delle scelte dell’Unione Europea che inquietano settori non trascurabili dell’opinione pubblica, è inevitabile che i movimenti populisti sfruttino questo bacino di consensi. Il che rende possibile, se non probabile, un loro successo alle prossime elezioni europee. Anche se, enfatizzandolo preventivamente e facendo addirittura presagire un’ondata di piena populista, si creano – da parte degli avversari politici, giornalistici o intellettuali – le condizioni per poi poterlo ridimensionare, con affermazioni tipo: “Avete visto? Puntavano al 50% e invece hanno preso solo il 20%”».

Ritiene che l'Unione Europea sia il problema principale della crisi che attanaglia il nostro paese? Cosa è sbagliato nella messa in atto di questa grande idea teorica e come fare, nel concreto, per renderla tale?
«Non penso che sia il problema principale. Penso però che i molti errori commessi dalla sua classe dirigente abbiano avuto parte nella crisi. L’unione dell’Europa sarebbe dovuta partire da un lavoro culturale ed educativo di base, sviluppandosi poi tramite accordi tesi non a cancellare la sovranità degli Stati nazionali ma a rafforzarne la cooperazione in settori chiave, a partire dalla politica internazionale. Enfatizzare gli aspetti economici e finanziari dell’UE, a scapito di molti altri ambiti d’azione, non è stata un’opzione sensata. E ha dato l’impressione di un’entità burocratica, che agisce più per via di divieti (talvolta assurdi: si pensi alle vicende di certe norme alimentari) e limitazioni che attraverso proposte, e sostanzialmente si muove sulla scia dei potentati economico-finanziari».

Secondo lei, oggi nel nostro paese la democrazia è a rischio? La democrazia ha come base essenziale la divisione dei poteri, il loro bilanciamento, la loro limitazione. Ritiene che questo presupposto ci sia ancora in Italia?
«Questa è una visione liberale della democrazia. Il concetto, in sé, richiama l’autogoverno popolare, che da sempre ci si sforza di limitare tramite la formula della rappresentanza. La critica di questo stato di fatto è uno dei cavalli di battaglia dei populisti. Che vorrebbero più referendum, leggi di iniziativa popolare o addirittura controlli rigidi dell’attività dei loro eletti tramite il reintegro del mandato imperativo o istituti come il recall di vari stati nordamericani (il meccanismo, per intendersi, che ha rimosso un governatore democratico in California e ha consentito agli elettori di sostituirlo in corso di legislatura con Arnold Schwarzenegger). Come ha scritto una studiosa del populismo, Margaret Canovan, si ha l’impressione che i politici, temendo l’incompetenza della “massa”, vogliano ostacolarne quanto più possibile l’accesso alle sedi decisionali. Insomma: molti sedicenti democratici in realtà temono la volontà della maggioranza e preferiscono sostituirla con quella di maggioranze di loro gradimento. Mi pare una diagnosi fondata. Quanto all’equilibrio dei poteri, oggi è sbilanciato, ma non solo perché in vari casi uno di quelli tradizionali – il giudiziario – ha surrogato di fatto competenze altrui. Il problema è che il quarto e quinto potere (economico e informativo) si stanno imponendo agli altri».

Internet è un mezzo tanto osannato quanto criticato: si contrappongono ottimisti, i quali ritengono che sia la panacea di tutti i mali, e pessimisti, che vedono in Internet uno strumento subdolo di controllo degli utenti. Lei da che parte sta? Ritiene che Internet possa realmente aumentare e migliorare il livello di democrazia?
«Sono fra gli scettici. Internet favorisce il faccia-a-faccia tra i cittadini ma non favorisce la riflessione; al contrario, disinibisce e scatena gli umori. Chiunque legga i commenti espressi su siti e blogs non faticherà a rendersene conto. E il rischio è fortemente aumentato con l’espansione dei social networks, che di “sociale” hanno poco, mettendo in comunicazione monadi o circoli chiusi che puntano a rafforzare convinzioni e abitudini consolidate più che a favorire confronti. Il controllo degli utenti non è comunque un’esclusiva della Rete. Siamo tutti controllati, monitorati e assoggettati a tentativi di condizionamento – pubblicitario e non – mirati, fondati sui dati raccolti tramite le carte di credito, i telefoni cellulari e così via».

Spesso leggiamo o sentiamo parlare in tv di democrazia diretta. Cosa si intende in concreto?
Ad un aumento di demopotere crede che sia corrisposto, o corrisponderà in un futuro prossimo, un aumento di demosapere? Questo cosa comporta? A cosa è destinata la democrazia?
«Giovanni Sartori, nel suo libro Homo videns, ha argomentato efficacemente, a mio parere (pur con qualche eccesso polemico) l’impossibilità di far coincidere “demopotere” e “demosapere”. Io andrei oltre. Non vedo alcun aumento di potere del demos, cioè del popolo. Vedo molta demagogia – anche, se non soprattutto, da parte di chi a parole la condanna – e altrettanta manipolazione; molta auto-attribuzione della veste di interprete o megafono di quel che pensano “gli italiani” (o i loro corrispettivi in altri paesi), anche nelle sedi istituzionali più elevate. Non mi sembra un buon viatico per il futuro della democrazia reale, cioè del rispetto della volontà della maggioranza. Che, piaccia o no, è la base di questa forma di governo».