venerdì 5 dicembre 2014

Intervista ad ALESSANDRO BARETTI

Un anno dopo il 4-2 firmato Rossi, è ancora Fiorentina contro Juventus. I bianconeri viaggiano in campionato ad un ritmo pazzesco. Ciò nonostante, i tifosi viola chiedono un'altra grande impresa alla loro squadra. Abbiamo chiesto che significato ha questo match e cosa dobbiamo aspettarci sul campo del Franchi al figlio dell'ex presidente della Fiorentina Pier Cesare Baretti, il giornalista Alessandro Baretti.

Baretti, quale rapporto la lega a Firenze e alla Fiorentina?
«Sono cresciuto a Torino ma mio padre mi ha trasmesso la passione per la Fiorentina. Ricordo perfettamente quando da bambino telefonava a casa e mi raccontava le vicende dei viola: acquisti, cessioni, vittorie e sconfitte. Non è facile descrivere ciò che provo per Firenze: mi è servito un po' di tempo per affezionarmi alla città, ma poi mi sono legato in modo fortissimo. Ho impresso nella mente un bellissimo striscione, dopo la morte di mio padre, che recitava: "Ciao Pier Cesare, senza di te saremo più soli". E in quel momento mi sono legato emotivamente alla gente di Firenze».

Quindi cosa rappresenta per lei Fiorentina-Juventus?
«Non può assolutamente essere una partita come le altre, non lo è mai stata e mai lo sarà: da piccolo simpatizzavo per i bianconeri, poi mi sono avvicinato alla squadra gigliata e non ho mai smesso di seguirla. La Juventus rappresenta la mia città e il mio lavoro; la Fiorentina invece un momento molto importante della mia infanzia».

Che partita si aspetta quest'anno?
«Mi aspetto una partita molto tirata e combattuta. La Fiorentina parte sfavorita perché la squadra di Allegri è davvero molto forte. Inoltre i viola si sono mostrati un po' in difficoltà in questo avvio di stagione: l'assenza di Rossi, la condizione di Gomez, le prestazioni non troppo esaltanti di Gonzalo e Cuadrado. Detto questo, però, ci sono tutti gli ingredienti per assistere ad una grandissima partita».

C'è una partita tra viola e bianconeri che ricorda con maggiore emozione?
«Quella dello scorso anno, è stata incredibile: Rossi ha messo a segno una tripletta e la Fiorentina ha vinto una partita che dopo il primo tempo tutti davano per chiusa. E' stato un match che sintetizza benissimo la bellezza di questo sport: niente è scontato, anche i traguardi più duri possono essere raggiunti con determinazione, passione e un pizzico di fortuna».

Proprio ricordando quella partita, Rossi quest'anno non ci sarà. Chi sarà decisivo secondo lei?
«Vedo Gomez un po' in ritardo di condizione, quindi dico Cuadrado. Il colombiano è un calciatore capace di spaccare le partite e se incappa in una giornata di grazia può fare la differenza contro chiunque. In attesa di Pepito, è il fuoriclasse di questa Fiorentina».

C'è una partita dei viola che suo padre ricordava con particolare piacere?
«Senza dubbio Napoli-Fiorentina del maggio 1987. La Fiorentina rispose al gol degli azzurri con una punizione di Baggio. Era il Napoli di Maradona e quell'anno vinse il tricolore. Al gol dei viola, mio padre, solitamente calmo e tranquillo, dette un calcio al seggiolino del San Paolo rompendolo. Si è sempre vergognato di quel gesto cosi impulsivo, ma l'emozione fu davvero enorme».

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